Procedure concorsuali, CCI e diritto fallimentare in tempo di Covid-19 (pt.1)

Procedure concorsuali, CCI e diritto fallimentare in tempo di Covid-19 (pt.1)

L’emergenza sanitaria in dipendenza del Covid-19 ha posto l’accento sul fatto che uno dei primi settori a dover essere preso in considerazione fosse il diritto della crisi di impresa, in quanto i legislatori avrebbero dovuto fornire gli strumenti più idonei a gestire le (anche gravi) situazioni di crisi e d’insolvenza sorte in conseguenza alla propagazione del virus e alle successive misure cautelative prese per fermarne la circolazione, quali ad esempio il divieto di circolazione (in assenza di motivata causa) e le varie chiusure di negozi ed esercizi commerciali in generale.

Lo scopo, dunque, di intervenire a livello legislativo sulle norme del Codice di crisi d’impresa, è stato quello di tentare di evitare la proliferazione di istanze di fallimento a carico di quelle imprese che non fossero più nella possibilità di far fronte ai propri obblighi di legge e tentando di facilitare, ove possibile, la salvaguardia delle imprese per garantirne la continuità nel tempo e scongiurarne il fallimento. Chiaramente non si è trattato, però, di misure volte a creare dei “vantaggi” per quelle aziende che già precedentemente rispetto alla pandemia si fossero trovate in condizioni critiche o d’insolvenza e per le quali l’eccezionalità della situazione nazionale non è stata che una causa aggiuntiva di stati di crisi evidenti e comprovati.

È, con il D.L. 23/2020, emanato l’8 aprile 2020, chiamato più comunemente “Decreto Liquidità”, che sono state adottate le prime importanti disposizioni al riguardo. Innanzitutto, nell’art. 5 del D.L. 23/2020 è stato disposto il differimento al 1° settembre 2021 dell’entrata in vigore del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D. Lgs. 12.1.2019, n. 14, il così detto CCI, originariamente prevista per il 15 agosto 2020, ossia a diciotto mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tale differimento è fondamentale se inquadrato nel quadro economico attuale, poiché l’emergenza contingente giustifica pienamene il rinvio integrale, ampiamente spiegato nella relazione accompagnatoria dove si forniscono tre motivazioni principali che sono:

  • l’incompatibilità tra la congiuntura economica così imponderabile (tanto da avere ripercussioni a livello mondiale) e le misure di allerta previste dagli artt. 12-15 CCI. Nel CCI non era possibile che fossero preventivate quelle compromissioni che la corrente emergenza sanitaria ci sta ponendo dinnanzi e, va da sé, che si sia reso necessario rimodulare gli indicatori di crisi. «Tale disciplina rappresenta una tra le maggiori, e più attese, innovazioni del CCI, finalizzata ad offrire agli imprenditori - e agli organi amministrativi e di controllo dell’impresa - strumenti che li pongano in grado di rilevare tempestivamente la crisi e accedere, secondo necessità, a procedure stragiudiziali di composizione della stessa. Tali strumenti, finalizzati a una sollecita rilevazione dello stato di crisi e all’adozione delle misure più idonee alla sua composizione, sono individuati dall’art. 12 CCI negli obblighi di segnalazione posti a carico di alcuni soggetti qualificati e negli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore dal codice civile (v. art. 2086, comma 2, c.c.)»[1];
  • l’incompatibilità della situazione di crisi economica corrente con la matrice di base che ha portato alla creazione del CCI, ossia cercare per quanto possibile di optare per il salvataggio delle imprese a favore della continuità aziendale. È ormai chiaro che in una contingenza economica in cui potrebbe generarsi una crisi generale degli investimenti e delle risorse atte al completamente di una ristrutturazione aziendale il CCI stesso non avrebbe possibilità di raggiungere i suoi obiettivi iniziali, posti in essere con la legge delega n. 155/2017;
  • l’esigenza, in particolare manifestata dagli operatori della materia concorsuale, di certezza del diritto e di stabilità della normativa, che nel momento in cui fosse entrato in vigore ad agosto il CCI sarebbe stata fortemente minata dal dovere di applicare una disciplina che per la maggior parte degli aspetti necessita ancora di un’attività interpretativa importante, visto il suo carattere innovativo e inedito.

Ci sono altresì delle criticità, come ad esempio il fatto che un periodo così ampio intercorrente tra la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (14/1/2019) e l’entrata in vigore della norma (1/9/2021) sia davvero troppo lungo e il rischio di perdere il valore delle modifiche in essa contenute è reale, in quanto alcune di esse sono anche già entrate a far parte del CC e non sono state oggetto di differimento. Insomma, un differimento così prolungato, dai 18 mesi iniziali a ben 31 mesi, potrebbe anche rivelarsi dannoso, senza peraltro considerare che a furia di rinvii potrebbe anche non entrare mai in vigore per come lo conosciamo oggi, visto che l’imprevedibilità della situazione economico-finanziaria potrebbe verosimilmente protrarsi sino alla prossima estate, ossia quanto il CCI, stando a ciò che ad oggi sappiamo, dovrebbe entrare in vigore.

È stata, poi, stabilita con l’art. 6 D.L. 23/2020 la sospensione delle disposizioni in materia di riduzione del capitale sociale causato da perdite di cui agli artt. 2446, commi 2 e 3, 2447, 2482, commi 4, 5 e 6, e 2482-ter c.c. e sono stati anche sospese le disposizioni riguardo la postergazione dei finanziamenti dei soci. Rimangono, però, alcuni obblighi previsti dagli artt. 2446, comma 1, e 2482-bis, commi 1, 2 e 3, c.c., con i quali gli amministratori, laddove vi sia una perdita importante, sono comunque tenuti a predisporre una situazione patrimoniale aggiornata dell’azienda e a sottoporla all’assemblea dei soci, senza che trovino però applicazione le disposizioni in tema di provvedimenti assembleari di ricapitalizzazione. «L’art. 6 del Decreto Liquidità estende, dunque, temporaneamente il principio già sancito dal richiamato art. 182-sexies l. fall. a tutte le società di capitali, a prescindere dalla circostanza che esse abbiano o meno deciso di accedere a una procedura di ristrutturazione del proprio indebitamento fondata sugli strumenti giuridici del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti»[2]. Ciò non significa, comunque, che sebbene la suddetta temporanea sospensione delle disposizioni in tema di perdita del capitale sociale, gli amministratori non siano comunque tenuti a verificare in modo tempestivo la situazione in cui versa la società e nel caso in cui fosse in una situazione di crisi o insolvenza saranno tenuti ad avviare tutte le procedure del caso affinché si possa risolvere la situazione in essere.

Per quanto riguarda la postergazione ex lege del rimborso dei finanziamenti dei soci, troviamo nell’art. 8 del D.L. 23/2020 la menzione della sua sospensione temporanea, anche qui fino al 31 dicembre 2020. Il legislatore favorisce così l’accesso al credito da parte della società, consentendo ai soci in questa situazione di non essere più postergati rispetto agli altri creditori nel rimborso delle somme finanziate.

Nel prossimo articolo procederemo ad analizzare le altre modifiche in materia di Codice di crisi d’impresa che sono state attuate in conseguenza dall’emergenza sanitaria.